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19 Feb 2012

dall’ospitalità all’accoglienza!!!!

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…ospitalità: cortesia, cordialità verso gli ospiti….
accoglienza… percorso attraverso il quale si ridefinisco regole di comportamento utilizzando la capacità di ascolto e la rielaborazione….
questo è quello che ho studiato… e mi diverte ascoltare la gente che mi dice di saper accogliere…. senza ridefinire regole e comportamenti… vi sono luoghi in cui si abusa del termine… in cui si usa la parola accoglienza, dandone un significato relativo, o prendendone in considerazione solo parti…..
non esiste diploma, laurea, studio che possa darti il marchio di accoglienza… esistono tecniche e progetti, che possano solo creare un percorso educativo verso l’accoglienza… ridefinendo, in primo luogo dentro di se, nuove definizioni, nuove visioni…..
io non ho imparato ad accogliere, ma provo ogni giorno a mettere in atto tutte le tecniche acquisite per creare un percorse che mi porti dall’ospitalità all’accoglienza!!

22 Gen 2012

Revolution

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attenzione ì:..continuando ad attaccare così la politica si rischia di perdere l’amore… io sono contro questa classe di politici e non contro la politica unica forma di governo ove il popolo è sovrano… bisogna fare piazza pulita di questa mentalità anziana..malata.. costretta a doversi autogiustificare perchè legata a schemi “mafiosi” … bisogna dare spazio all’inventiva dei giovani.. prima che questi giovani imparino le regole del “vecchi rivoluzionari”… fallite miseramente in “compromessi”!!! un saluto a tutti “Revolution!!!”

23 Dic 2011

23 Dicembre 1984. Strage treno NA-MI – S. Benedetto in Val di Sambro (BO). In quella galleria sono rimasti i corpi di 15 persone e centinaia ne sono usciti feriti in maniera anche gravissima, alcuni morendone a distanza di anni.

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La Strage del Rapido 904
“Associazione Feriti e Familiari delle Vittime della Strage sul Treno 904 del 23 Dicembre 1984″

LA STORIA

Il 23 Dicembre 1984 il rapido “904” proveniente da Napoli e diretto a Milano era strapieno di viaggiatori. La maggior parte di essi andava a trovare i loro cari per le feste di Natale.

Quel treno non giunse a destinazione. Nella galleria di S. Benedetto Val di Sambro una volontà criminale, politico mafiosa, eversiva delle Istituzioni, volle un massacro di cittadini innocenti. Tutto fu predisposto per provocare il maggior numero possibile di vittime: l’occasione del Natale, la potenza dell’esplosivo, il “timer” regolato per fare esplodere la bomba sotto la galleria, in coincidenza del transito, sul binario opposto, di un altro convoglio. Solo il tempismo del conducente che prontamente bloccò la linea evitò una strage maggiore.

In quella galleria sono rimasti i corpi di 15 persone e centinaia ne sono usciti feriti in maniera anche gravissima, alcuni morendone a distanza di anni.

Elenco delle Vittime

Giovanbattista Altobelli
Anna Maria Brandi
Angela Calvanese
in De Simone
Anna De Simone
Giovanni De Simone
Nicola De Simone
Susanna Cavalli
Lucia Cerrato
Pier Francesco Leoni
Luisella Matarazzo
Carmine Moccia
Valeria Moratello
Maria Luigia Morini
Federica Tagliatatela
Abramo Vastarella

In seguito al trauma riportato:
Gioacchino Taglialatela
Giovanni Calabrò

22 Nov 2011

Affinchè nessuno si senta assolto ….

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23 Novembre 1993 Altofonte (PA). Rapito Giuseppe di Matteo, 11 anni, tenuto in ostaggio fino all’11 Gennaio 1996, strangolato ed il corpo sciolto nell’acido.
Foto da La Repubblica del 29 Aprile 2009

Fonte: Wikipedia

Giuseppe Di Matteo (1981-1996) figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, ex-mafioso, divenne vittima di una vendetta trasversale nel tentativo di far tacere il padre. La sua morte è risaltata grandemente su tutti i giornali perché il cadavere del ragazzo non fu mai trovato, essendo stato disciolto in una vasca di acido nitrico.

Fu rapito il 23 novembre 1993, quando aveva 12 anni, al maneggio di Altofonte (PA) da un gruppo di mafiosi che agivano su ordine di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato.Secondo le deposizioni di Gaspare Spatuzza, che prese parte al rapimento, i sequestratori si travestirono da poliziotti ingannando facilmente il bambino, che credeva di poter rivedere il padre in quel periodo sotto protezione lontano dalla Sicilia. Dice Spatuzza: “Agli occhi del bambino siamo apparsi degli angeli, ma in realtà eravamo dei lupi. (…) Lui era felice, diceva ‘Papà mio, amore mio’ “. Il piccolo fu legato e lasciato nel cassone di un furgoncino Fiat Fiorino, prima di essere consegnato ai suoi carcerieri.

La famiglia cercò presso tutti gli ospedali cittadini notizie del figlio, ma quando, il 1º dicembre 1993, un messaggio su un biglietto giunse alla famiglia con scritto «Tappaci la bocca» e due foto del bambino che teneva in mano un quotidiano del 29 novembre 1993, fu subito chiaro che il rapimento era finalizzato a spingere Santino Di Matteo a ritrattare le sue rivelazioni sulla strage di Capaci e sull’uccisione dell’esattore Ignazio Salvo.

Il 14 dicembre 1993, Francesca Castellese, moglie di Di Matteo, denunciò la scomparsa del figlio. In serata fu recapitato un nuovo messaggio a casa del suocero (Giuseppe Di Matteo, padre di Santino) con scritto «Il bambino lo abbiamo noi e tuo figlio non deve fare tragedie». Dopo un iniziale cedimento psicologico il pentito non si piegò al ricatto, sebbene fosse angosciato dalle sorti del figlio, e decise di proseguire la collaborazione con la giustizia.

Brusca decise così l’uccisione del ragazzo, ormai fortemente dimagrito e indebolito per la prolungata e dura prigionia, e che venne strangolato e successivamente sciolto nell’acido l’11 gennaio 1996, all’età di 15 anni, dopo 779 giorni di prigionia.

Per l’omicidio del piccolo Giuseppe, oltre che Giovanni Brusca, sono stati condannati all’ergastolo i boss Leoluca Bagarella e Gaspare Spatuzza.

14 Nov 2011

Ero forestiero… e mi avete ospitato

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Lunedì 07 Novembre 2011 17:29
Scritto da Giacomo Linaro
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digg

Ancora sull’alluvione in Liguria: risposte molto concrete

di Giacomo Linaro*

Il 25 ottobre mi trovavo a Monterosso per lavoro: avevo in programma il CdA del “Consorzio Padre Semeria”, con cui gestiamo un vasto Centro Residenziale (una Casa di Riposo e strutture turistiche), proprio sulle alture del paese. La violenza e la rapidità dell’alluvione ci ha costretto tutti ad arginare i primi danni dell’acqua che entrava dalle finestre e dalle porte asciugando velocemente l’acqua, insieme agli operatori della Casa di Riposo, i parenti, tutti quelli che erano disponibili. In breve tempo il paese di Monterosso è stata isolato, perchè la luce è saltata. Avendo noi un generatore autonomo, non avevamo problemi.

Ci giunge la notizia che l’autostrada è stata bloccata e che la linea ferroviaria è stata interrotta per una frana: 180 persone sono ferme in stazione e non si sa dove trasferirle. Gli alberghi sono chiusi, per la stagione invernale. Verso le 21 il Sindaco (con il quale ci sono da tempo bei rapporti di collaborazione) e la Protezione Civile, ci chiedono se possiamo ospitare per la notte, presso la nostra struttura, tutte quelle persone, turisti e passeggeri occasionali, che non sanno dove mandare. E’ scoppiata subito una catena di solidarietà che ha conquistato tutti. Abbiamo aperto e utilizzato ogni locale disponibile del Centro, messo a disposizione coperte, cibo, biancheria. Anche le panche della Cappella sono state utilizzate (dopo aver tolto il Santissimo).

Il Superiore Generale dell’Ordine, proprietario della struttura, commosso diceva che vedeva riviviere tra quelle mura in quella disgrazia lo spirito di Padre Semeria (loro cofondatore), fatto per le emergenze, per i bisognosi e i senzatetto. Si viveva in una fraternità concreta, attiva, instancabile. Per due giorni siamo rimasti tutti bloccati li e gli operatori si sono accollati un turno dopo l’altro, senza riposarsi e con gioia. La mattina dopo molti turisti (quasi tutti stranieri) sono ripartiti, ringraziando e ammirando lo straordinario spirito di ospitalità degli italiani.

Ma c’era un altro problema: il cuoco, per via del maltempo, non è potuto venire al lavoro, allora mi sono improvvisato cuoco e, insieme ad un mio collaboratore, abbiamo preparato il pranzo (polpette, patate, pastasciutta) per gli anziani, per le persone restanti e per i primi soccorritori della Protezione Civile, che cominciavano a prendere il nostro Centro come base per il loro immediato lavoro si soccorso, in quanto risultava la zona più agibile e sicura. A questo proposito bellissima la collaborazione dei nostri con le forze dell’Ordine e con i Volontari della Protezione Civile.

Fatti molto belli e molto significativi sono accaduti in seguito. Con ordinanza del Sindaco, è stato chiesto al Centro di Padre Semeria di accogliere i bambini della Scuola Materna e della Scuola Elementare, essendo pericolanti le strutture del paese, per continuare la loro vita scolastica. Immediatamente la richiesta è stata accettata. Non avendo più la disponibilità dei giardini pubblici, le mamme portano i bambini a giocare nel nostro parco. Dopo il ritrovamento del corpo del Volontario Sandro Usai, che ha perso la vita salvando due persone, la salma è stata accolta nella camera mortuaria della Casa di Riposo, dove la popolazione ha potuto visitarla.

Insomma il Centro di Padre Semeria è stato ed è tuttora punto di riferimento sicuro e disponibile per tutta la cittadinanza. Nella generosità dei nostri operatori e dirigenti si incontravano lo spirito di accoglienza dei bisognosi del Fondatore dell’Ordine dei Discepoli e lo spirito della fraternità presente nelle aziende di Economia di Comunione.

Danni maggiori ne abbiamo avuti a Brugnato in una casa di riposo che viene gestita insieme al Consorzio Campo del Vescovo, dove l’acqua è arrivata al metro di altezza, trascinandosi dietro trochi d’albero, bidoni, auto, e lasciando tanto fango dappertutto. Anche qui, subito il giorno dopo una bella squadra di soci delle nostre cooperative sono venuti a spalare e ad aiutare, con mariti, mogli, figli…

A Borghetto Vara, altra zona molto colpita, gestiamo una Lavanderia Industriale che dà lavoro a circa 80 persone: la violenza dell’acqua ha trascinato fino dentro i macchinari di lavaggio e asciugatura alberi, massi, fango, automezzi per circa un milione e mezzo di euro di danni, e 80 persone ora sono a casa… C’è in tutti dolore, stupore, angoscia, ma tanta voglia di ricominciare, anzi di continuare in questo clima di fraternità e di aiuto reciproco, per tirare fuori il meglio di noi che c’è ancora, nonostante tutto…

*Giacomo Linaro è Presidente del Gruppo Tassano, consorzio di 20 cooperative aderenti ad Edc

n.b.:fiero e felice di far parte di questo stupendo gruppo! Francesco

24 Ott 2011

sarò io che sono strano

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..ma in che tempi viviamo…mi rattrista vedere le persone che per i propri fini calpestano altre… rimango attonito dinnanzi a “strutture” con finalità sociali, che non hanno alcuna attenzione alle persone ma solo al profitto… profitto che non ha alcun male in se.. ogni azione ha un suo tornaconto.. ogni investimento mentale.. economico.. fisico DEVE avere un ritorno.. ma la cose che mi sconvolge e che per arrivare al proprio tornaconto bisogna “eliminare-annullare-disprezzare” l’altro. e mi fa male vedere, cogliere, osservare ed a volte vivere l’indifferenza delle persone, la “finta” attenzione, l’egoismo emergere e cancellare qualsiasi possibile forma di relazione e/o di confronto!!

sarò io che sono strano.. che ho centrato nella relazione l’importanza primaria, maggiore anche del successo personale, e/o della possibilità di APPARIRE….

peccato che chi potrebbe avere il “potere” di cambiare le cose ha già il cuore corrotto!!!

…ma queste sono sempre le elucubrazioni di una mente devota al pensiero apologetico!!

alla prox

10 Ott 2011

nasce la pagina fb “AFFINCHè NESSUNO SI SENTA ASSOLTO!”

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https://www.facebook.com/pages/affinch%C3%A8-nessuno-si-senta-assolto/176473475769083

13 Giu 2011

Nonna Nunna

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Due occhi accesi sull’altro, nel cuore la voglia-bisogno di conoscere… quella conoscenza che nasce dalla privazione impostale all’infanzia.
Oggi riposa, acconto al suo Amato, che tempo prima era andato a preparare la strada….
Parte per l’ultima messa quella che attendeva da una vita, l’incontro con colui che gli ha dato la forza e la speranza nella sua vita….
Una donna curiosa, ma curiosa di relazioni, capace di essere libera da schemi… capace di accogliere e coccolarti o di esprimere chiaramente il bisogno di star sola.
Ti scrutava dentro facendoti sentire l’anima toccata, a volte anche scossa e rimessa nella giusta direzione…
Oggi non sei più qui nella terra, ma sei presente ancor più nei nostri cuori, e riuscirai finalmente ad occuparti di ogni cosa perché sarai presente in ogni cosa, senza più quell’angoscia tipica della “TERRA”, adesso sarai solo “sapienza” CELESTE.
Grazie di essere stata così
Fr@ncesco

28 Mag 2011

«L’eroismo è il metro dell’ordinaria amministrazione dell’amore», così per Giordani si arriva a Dio. Punto di partenza: il prossimo. Per l’ultimo appuntamento con Il fratello una difesa appassionata del valore dell’altro

Posted by Francesco Mazzarella. 1 Commento

«Se gli uomini sono fratelli, perché figli dell’unico Padre, sono, per ragioni di nascita, per virtù di natura, dotati tutti degli stessi diritti. In altri sistemi esistono figli e figliastri: creature d’una casta e creature senza casta. Nel cristianesimo invece son tutti figli, e quindi portano tutti la dignità dell’unica origine. E perciò il vincolo che unisce i figli al Padre e i fratelli tra loro è il vincolo di famiglia: vincolo di sangue, che è il sangue di Cristo, il cui calore è l’amore. Non la paura trae i figli al Padre ma è l’amore, come effusione della eguaglianza e come ricostituzione di essa. Nasce da ciò una socialità di creature libere, che si muovono tra il divino e l’umano, e amano nel Padre i fratelli e nei fratelli il Padre: una vita che è produzione di amore, una convitalità che è circolazione d’affetti.

«I fratelli ci sono per sollecitare e consentire questo esercizio dell’amore, che è poi l’azione intima della divinità nell’uomo, essendo Dio amore. In esso l’uomo prova la propria discendenza da Dio. Vedendo il fratello, anche il più umile e il più disgraziato, il facchino e il profugo, il carceriere e l’invalido e persino il re e il magnate dell’industria, riconosce in lui Dio per discendenza, vede in lui Dio per immagine. Poiché ai suoi occhi limitati non è consentito di mirare il sole, di riguardare con pupille deboli quel sole infinito che è Dio, questi concede la vista delle sue immagini, e cioè dei fratelli. (…).I fratelli sono pertanto la rappresentanza autorizzata del Padre. I rapporti sociali prendono così uno svolgimento regolare: vanno dall’Io a Dio passando per i fratelli. Dio, Io, il Fratello: tre punti che determinano il cerchio dell’eterno amore. Per essi passa la vita, dalla fonte alla foce. Come io amo Dio, così amo i fratelli; come amo i fratelli, così amo Dio. Offendendo il fratello, offendo Dio; amo Dio, servendo il fratello.

«E siccome di continuo ho a che fare con creature umane, per il loro tramite, di continuo, ho a che fare con Dio. Sono sempre in religione: sempre in chiesa, anche sul marciapiede, anche in fabbrica, anche in parlamento. E per la stessa circolarità ritorna su me la sanzione del Giudice eterno, che, al giudizio, là dove si sospende l’economia dell’amore per far luogo a quella della giustizia, restituisce a me, in volume infinito, il bene o il male da me fatto a un suo figlio. Come misuro sarò misurato; come giudico sarò giudicato… «Fatevi bene, fratelli!», andava gridando per i vicoli di Granata quell’innamorato dei rifiuti sociali che fu Giovanni di Dio. E voleva dire: Facendo il bene ai fratelli, voi fate bene a voi stessi: ché Dio ve lo restituisce coi frutti della ricchezza infinita.

«Uno fa del bene a sé, facendo bene agli altri: si serve, servendo; s’arricchisce, arricchendo. Chi più dà, più riceve. Chi gitta la sua vita, la ritroverà. L’eroismo è il metro dell’ordinaria amministrazione dell’amore. Se c’è un padre, se ci sono figli, insomma se c’è una famiglia, non può mancare una madre. E Cristo ci ha dato la Sua. La madre di Cristo uomo-Dio è madre anche del Cristo mistico: fontana della gioia, generatrice della pietà, ella mette a circolare, nel flusso dell’amore, la poesia: ella attenua nelle relazioni l’asprezza maschile, sì che, se Cristo è il Logos, la Ragione incarnata, ella incarna il sentimento e sta tra noi, come in un immenso Cenacolo, quale madre dell’Amore: cuore immacolato della casa (…)

«Tutta l’attività giornaliera, anche la più umile, anche la più dotta, diviene, nel ciclo della convivenza e della solidarietà – nel flusso della comunione, che dall’uomo sale a Dio e da Dio torna all’uomo, allacciandoli in un unico nesso di carità –, tutta l’esistenza, fatiche e gioie, lutti e lotte, diviene una multiforme, variata liturgia, dove, per un modo o per l’altro, si dà gloria a Dio. Che mangiamo o che beviamo, che stiamo in casa o per istrada, sempre in casa di Dio si sta, e si esercita sempre l’ascesi, cioè, l’azione, che a lui riconduce (…).

«La circolazione d’amore, che allaccia la terra al cielo, e fa comunicare l’umano col divino, diviene perfetta nell’organismo divino-umano che è la Chiesa, la quale perciò già ebbe il nome di Agape, che vuol dire carità (…) Che si chiede da noi, in sostanza? – Di vivere una vita deiforme, vivendo con la Chiesa, vivendo la Chiesa: Corpo mistico che agisce nel settore sociale, quasi Cristo incarnato nelle nostre volontà e operante nella nostra attività, in quanto la volontà nostra si presta alla sua legge e l’attività nostra si piega alla sua grazia. Allora il corpo sociale è lo stesso Corpo mistico che milita e soffre: percorre il suo cammino della croce; realizza la fase della redenzione (…).

«Ora Satana tenta, in ogni modo, di arenare il flusso della comunione e di recidere le arterie della comunità. E tra i modi impiegati, uno dei più frequenti è stato quello di separare la paternità dalla fraternità, o, in altri termini, i figli del Padre, per renderli tra loro estranei prima e avversi poi, restringendoli in capsule di egoismo, perché l’amore non circolasse più e si riversasse per ciascuno nel foro senza fondo di sé medesimo, generando un vortice d’autoidolatria. Quando all’amore di Dio si sostituisce l’amore di sé, s’estingue la socialità della famiglia e subentra la convivenza della giungla. Ciascuno diventa dio a sé medesimo e produce un nuovo politeismo, in cui, come nell’antico, ogni idolo appetisce sangue di vittime umane, avido d’immolarsi l’universo. L’universo diventa un poliverso, e la sua legge è lotta».
Igino Giordani

31 Mar 2011

E dopo l’infatuazione c’è l’Amore…. Storia dell’evoluzione del gruppo

Posted by Francesco Mazzarella. Nessun commento

A volte i gruppi nascono spontaneamente da una scintilla che scocca, da una idea di fondo, da un “movimento” interiore …. A volte vengono creati per bisogno di gestione, per semplificare un evento, per gestire una situazione, per affinità ideologiche, politiche, religiose, culturali….
Ma la cosa difficile è rendere un gruppo stabile, riuscire a mantenerlo nel tempo, fargli superare il primo stato di euforia generale, renderlo parte integrante della propria “giornata”… diviene quindi fondamentale riuscire ad indirizzare la voglia di condivisione, in spazi di azione, in luoghi d’incontro, non solo di condivisione, ma di creazione di realtà… di cambiamento personale e quindi societario….
Questa fase diviene la più complicata, ma anche la più creativa e stimolante, perché è quella che darà le base per il futuro di qualsiasi gruppo…. Bisogna pianificare ed incanalare le energie affinchè non si disperdano in mille stimoli, bisogna riuscire a concretizzare le relazioni all’interno, proprio per coinvolgere e stimolare l’esterno… bisogna salvare la semplicità e la voglia di stare insieme e nello stesso tempo darle un senso più elevato… bisogna iniziare a creare insieme una nuova metodologia.. quella sensazione, impulso, stimolo che abbiamo sentito nel momento stesso in cui si è aderito o creato il gruppo… trasformandola in “teoria” per farla divenire pratica di vita…..
Fr@ncesco Mazzarella